La preghiera urlo. Nel “LIBRO DEI VIVI” di Stefano Massari

Iniziando a leggere il Libro dei vivi di Stefano Massari (Book Editore, 2006, a cura di Alberto Bertoni), appare immediatamente la religiosità dell’artista, operazione che a tratti attraversa il credo, e tutta la sua ritualità, riutilizzando molti dei simboli in esso rappresentati (Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili […] Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.).

L’azione prima di Massari, oltre tutta la “vostra santissima saggezza”, si adagia “dove ogni passo umano” si spezza, dunque sopra “questo immenso niente”, punto in cui si divarica il concetto del bianco, della nascita e della morte, dell’esperienza paradossale dell’amore, nel padre e nella madre, o in chi sopravvive.
Ma solo di questo niente, a cui si giunge, parla il libro?
Prima di indagare la metastasi del “niente” nel “falso nulla”, menzogna grazie alla quale esorcizziamo la nostra paura e in qualche caso anche la innalziamo grazie al sacramento del dare la morte ad altri grazie alla potenza delle armi, cerchiamo di osservare per un attimo ciò accade – e che forse realizza una relazione con i fatti del mondo – fin dal primo approccio al testo.
Questa preghiera, “la lingua cannibale che ti urla tra le cosce / la casa di carne che ti stringe e ti costringe”, è un salmodiare che batte il suo ferro per tutta la raccolta e lo fa così: “dio assassino mio”; “dio/continuano a chiamarlo/ma è la serpe obesa/il legno duro del lutto”; “dio alla destra del male”; “dio/malato infame corpo”; “l’umano tuo è di stesso dolore/qui sta il dio che non sai chiamare”; “Il tempo negato/necessario all’odio/al dio comandato”. E si conclude: “dio fa la guerra a dio”.

Mentre Dario Bellezza, in un suo celebre verso, affermava “E abbandono morte, giocattolo di dio”, nel Libro dei vivi non ci può essere abbandono della morte, ma con un atto di fede non eretico (a nominare dio invano sono altri potenti) visti i continui rimandi biblici, ecco la resurrezione, l’essere qui, corpo, vita, sia nel ritrovarsi tra le braccia della donna amata come attimo, sia come richiesta “a terra e cielo di essere figlio ancora”…

Nella “Serie dei chiodi” tra gli ultimi salmi della raccolta, appare il vero falso che tanto nulla, tanta santa morte arreca: “non vieni tu/il taciturno…ma il tuo maiale svelto capoturno a urlare che tu sei santo” oppure “mi volto/ai padroni penzola dall’ano/un dio feticcio/disumano”.
Quindi, quale il senso dell’operazione di Massari?
Forse da tempo alcuni leader, che a dire il vero brandiscono la sciabola di dio dopo il massacro di migliaia di esseri umani, in nomination invana di qualcuno dunque, questi “segretari della guerra” o “ciarlatani a piombo”, da tempo forse ci restituiscono “piccole gole tagliate”, e da tempo e tempi noi sempre sul

chi vive / chi muore / qui / senza alcuna croce / senza fare storie
sta / lavora / mangia / tace / non chiede altro al mondo atroce
oltre i muri di santa luce / santa pace / santo ordine feroce

Stefano Massari è nato a Roma nel 1969. Nato a Roma nel 1969, vive a Monteveglio, nei dintorni di Bologna. Ha pubblicato anche Diario del pane (Raffaelli Editore, 2003), che raccoglie testi scritti tra il 1998 e il 2001).

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