Moncef Ghachem, Dalle sponde del mare bianco

prefazione e cura di Costanza Ferrini, Mesogea, Messina, 2003, pp. 132 + CD, Euro 14,90, ISBN 88-469-2032-5

Moncef Ghachem, tunisino, nato a Mahdia nel 1946, presenta Dalle sponde del mare bianco (Mesogea, 2003), scelta di versi in arabo e in francese tradotti in italiano, accompagnati da un cd musicale dove il gruppo Dounia esegue i testi del poeta (su Fucine Mute potete ascoltare i due brani citati in questo articolo, tratti dal cd, allegati all’intervista realizzata assieme ad Ambra Zorat); lo stesso Ghachem, un ottimo performer, incalza con la voce le musiche realizzate dalla formazione siciliana, esperta nell’attraversare gli ambiti tradizionali della musica mondiale. Ed è il caso di “Scrivo”, dove Ghachem scandisce, attraverso un battito ininterrotto, tutta la forza del suo impegno umano e civile per una presa di coscienza dello stato dei paesi poveri. Aspra risuona la denuncia nei confronti di chi è dedito a un certo tipo di commercio: “Scrivo con la tirannia delle miserie/ scrivo con le mie processioni di poeta errante/ scrivo con i maggesi arsi della terra/ scrivo e la collera gronda […] scrivo con cento miliardi di proiettili da lanciare/ nel cervello delle menzogne le gambe dei ladri/ la cerchia dei pettegoli la borsa dei guerrieri/ il calcolo degli imbecilli sulla scala delle grandezze […] la lotta le bombe le raffiche gli esplosivi/ l’oro il petrolio il sahara i traffici”.
Il ritmo costruisce la vitalità, è onda. In altri testi il poeta si nutre dolcemente dell’antica tradizione marinara, fatta di scambi culturali: Ghachem proviene da una famiglia di pescatori, e molti dei suoi parenti lavorano a Mazara del Vallo; le sue descrizioni ricreano un’atmosfera trasparente, brillante, che scruta il mare. Il suo è soprattutto un canto d’amore verso gli uomini e il mondo: “A chi ha posseduto il mio cuore/ A chi ho sempre desiderato […] Chi è la mia alba e il mio tramonto/ La mia terra e il mio cielo / Con il mio amore tutto questo proteggo […] Non potrei mai scordare/Non potrei mai stare un giorno senza vedere// lasciarsi prendere, impazzire gioire/ sperare, dal canto”.

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