Otium et negotium, multimedialità e trasparenza nella cornice della poesia

Che sia rischioso distribuire compiti sociali alla poesia, e sviluppare programmi in tal senso, è un dato emerso dalla Neoavanguardia; essa nutriva una prospettiva ideologica e un apparato dove il confronto e la discussione la facevano da padrone; fortunatamente non sacrificò l’autonomia dei suoi componenti, promuovendo così la differenziazione delle analisi e dell’espressività all’interno di un orizzonte culturale comune – aspetto che oggi viene sottovalutato, invece di essere meditato. Oggi il rincorrersi di analisi fritte e rifritte su altre analisi, spesso e volentieri sulle relazioni che intercorrono tra poesia e società, per non parlare dell’elenco, direi telefonico, dei poeti in lizza che si contendono la canonizzazione e dei ricami che alcuni addetti tessono come scelte (quasi si trattasse dell’estrazione del pelo dalla pelliccia), appaiono il modus operandi di molti gruppi su riviste, siti.
Internet ha indubbiamente provocato una fuoriuscita della poesia (blog, riviste telematiche) non inferiore a ciò che accadde in passato negli anni ’70, ad esempio, con la proliferazione di riviste cartacee legate al contesto politico.
Momenti come premi, o gruppi che mimetizzano le caratteristiche dell’avanguardia a livello di apparato, appaiono superati dalla facilità con cui si conoscono gli autori, più che mai interdipendenti e pronti a collaborare su fronti diversi.
Fino a due anni fa la fruizione del web da parte dei poeti era ancora vista con sospetto; oggi pare uno strumento indispensabile per conoscersi, discutere e misurarsi. Automaticamente chi non si muove all’interno di questo sistema viene escluso, non riesce a farsi conoscere: l’informazione galleggia su internet.
Tuttavia il web non è stato capito nella sua interezza, ed è necessario un approfondimento sul concetto di multimedialità, nell’accezione di integrazione dei mezzi, poiché esso risponde a quelle esigenze indispensabili di fruibilità di un contenuto pubblicato in rete. Non solo: il ragionamento sulla multimedialità, lungi dal rappresentare un programma, può fertilizzare con le sue implicazioni il contesto sociale che origina sulla poesia e la sua comunicazione, indicando un modello poliedrico di funzioni grazie alle quali rifondare l’ambiente letterario, e in particolare ciò che definisco cornice, ovvero tutti i luoghi e i momenti che muovono l’ambiente della poesia e che nella dialettica con la società spostano i propri confini, modificano la propria forma. Una cornice adeguata è simile ad un circuito con il potere di autoregolarsi, una caldaia capace di riscaldarsi con nuovi materiali, accordandosi alle trasformazioni e alle invenzioni ed è per questo che le relazioni tra l’area della poesia e la società – ed in questo caso ciò che accade nella sua comunicazione – non possono essere sottovalutate: ci informano sulle scelte da compiere.
Ora, per capire la multimedialità, e il suo snodo di realtà, pensiamo per un attimo alla scrittura e alla tecnologia che corre in internet, pensiamola come un veicolo (o mezzo) trasparente del quotidiano; lo scenario che si delinea mostra “come la e le tecnologie della trasparenza operino nel nostro quotidiano, e non vi abbiano finito di lavorare ed evolversi, nella loro contradditoria esperienza del conservare e dissipare.”
Queste parole, appartenenti a Federico Ziberna e pubblicate sul numero 00 di Fucine Mute Webmagazine, risalgono al 1999 e sembrano cotte a puntino per farci assaporare l’esperienza di internet, ma pure rimandano alla nostra vita; occorre riportare altri brani dello stesso articolo al fine di capire il discorso sulla trasparenza e sul come le implicazioni della tecnologia possano modificare la nostra interpretazione e, di conseguenza, i significati che attribuiamo ai fatti e le nostre azioni: “Guardiamo ad Internet non solo perché essa è stata indicata nel passato come l’autostrada informatica (e come tale luogo di attraversamento e consumo) quanto perché essa è un’ovvia evoluzione della vetrina. In internet noi vediamo cosa possa diventare un documento, un’informazione, quando deve sottostare alla legge dell’esposizione, della passerella (ecco alla ribalta – fra l’altro – un altro termine economico del dispendio e della disponibilità/disposizionalità delle merci: farle camminare attorno ad un pubblico fermo) e della vetrina. Proviamo a pensare come organizzare una vetrina per un testo. A mettere dei testi in vetrina. […] Internet è una sequenza di vetrine (naturalmente se osserviamo il fenomeno web). Collegate da cunicoli. Ciò che passa spesso inosservato è però che il fattore economico (dell’economia dell’informazione) la attraversa senza fermarvisi. Alla vetrina non corrisponde un negozio, un luogo del patteggiamento.
L’otium viene ripagato abbondantemente dalla rete e dalla sua struttura: chi credeva di lavorarvi nell’ottica e attraverso l’ottica del bibliotecario, ha sbancato e fallito amaramente. Internet è cinematografica, sequenza in movimento di vetrine: veicolo economico che prospera nella dialettica complessa del mantenere e dissipare: la trama, in Internet, è tutto o quasi. Il web, il ragno, va da molto tempo al cinema e sa molto del concetto di trasparenza.
Per il web, la trasparenza unita alla resistenza, la capacità di non essere opaco ed oscuro eppure di fermare, di bloccare, è vita. La metafora della navigazione è poi quella che fa capo alla rotta. La rupta è infatti l’interruzione e il piccolo cabotaggio, la fermata rapida per le piccole necessità e rifornimento, la tappa che il navigante fa sui siti. Il navigante – credo – passeggia attraverso un film, successione di fotogrammatiche presenze e assenze. La tappa (etimologicamente il deposito) è – attraverso una finzione – il tappo, il luogo di chiusura e avvio, la cerniera, lo svincolo, il bar. A questo aspetto legato all’otium, alla raccolta ed accesso all’informazione, a luogo della preparazione alla decisione, allo s/vago (al vagare senza meta ma in vista e funzione economica della creazione di una meta), all’inter/vallum, non fa seguito il negotium, la negazione e sorpassamento della prima fase, dell’otium. Dietro la vetrina, non c’è quasi mai negozio, stentiamo ancora a vederlo. Non siamo abituati alla trasparenza e alle sue forme. […] Facciamo un esempio: la vetrina è anche vitro. Esame microscopico, estensione dell’occhio al microcosmo, al virus, alla trasparenza e resistenza che l’invisibile – paradossalmente – oppone alla ricerca. E vetrino, esposizione e mercificazione, studio, pianificazione e progettazione dell’esistenza futura: conservazione della specie e sua mutazione. Sono tutte tecnologie del vetro, della trasparenza e del vaso. Pensiamo infine all’architettura: tecnologia del vaso che ci accoglie e ci dissipa. Abbiamo visto palazzi con vetri trasparenti, uffici della visibilità, e palazzi con vetri a specchio, uffici dell’invisibilità. La trasparenza, nella sua valenza cinematografica, come sequenza economica della vetrina che proietta la vita espostavi, è infine ed innanzitutto, non dimentichiamolo, non a caso.¹”

Il problema è il negotium, che internet ottimizza grazie alla multimedialità, al fatto che in qualche modo bisogna far toccare con mano il costato, fermare il navigatore. L’aver focalizzato il web in questa maniera permette di osservare, con occhio critico, le molte vetrine che si occupano di poesia: pochissime possiedono le qualità necessarie al fine del negotium più ampio possibile. I fatti indicano come interessi ancora l’adesione di un numero cospicuo di addetti ai lavori, e quindi la riproposizione all’infinito degli apparati e, nel migliore dei casi, quelli adottati dalla Neoavanguardia – solo in un contesto di frammentazione in gruppi maggiore che in passato e, purtroppo, in presenza di prospettive limitate al lavoro nei veicoli promozionali utilizzati, siano essi siti, blog, lettere circolari, riviste.
Riducendo l’ideologia all’osso, è ancora preferibile il pugno chiuso contro il capitalismo della Neoavanguardia – almeno all’epoca v’era una mission di gruppo-; oggi v’è la confusione per chi si avvicina alla poesia, e non solo quella che corre in rete, per il dispiegamento di gruppi intenzionati a detenere un centro senza un orizzonte, a focalizzare l’attenzione su apparati che hanno nel proprio cromosoma una tara già codificata. Il non testare le proprie attività, aprendole alla comunicazione, genera questo eterno ritorno del patetico e il web, poiché vi si può costruire in tutta libertà, sottolinea gli abiti della poesia.
La multimedialità, marginale rispetto a ciò che accade nella cornice dell’ambiente della poesia e che riguarda internet, dovrebbe essere l’aspetto da ricercare maggiormente; ma marginali appaiono anche, nella prassi della quasi totalità delle manifestazioni che riguardano la poesia, gli intrecci con altri mezzi artistici, altri linguaggi. Il fare complessivo degli attori in gioco è un ripiegamento sulla scrittura, un cane che si mangia la coda, tranne qualche timido approccio di dibattito. La cornice dell’ambiente letterario necessita sforzi affinché la comunicazione possa entrare a pieno titolo nel fare, e nell’impegno, degli stessi poeti.
Qualcuno obietterà che occorrono delle risorse economiche per configurare un sito dal punto di vista della sua multimedialità e maggiore personale per amministrarlo, contribuire alla sua crescita; come può obiettare di non avere i soldi per organizzare una manifestazione che si occupi di poesia a raggiera, o dimostrare il poco interesse nei confronti dell’oralità, della performance, della video-poesia, del teatro a partire dalla poesia, del cinema che esprime poesia o di quella canzone d’autore che è poesia, o del ragionamento sulla realtà tout court.
Tuttavia esistono magazine atti ad ospitare contributi audio e video di reading, slam, performance, videopoesie, lo stesso dibattito culturale, e quant’altro faccia negotium, come esistono già addetti che si occupano di far confluire le varie ricerche sulla poesia grazie a contenitori di eventi che mimetizzano questo fare.
Il problema, questa volta, ricade sull’artista, e sulla considerazione che esso nutre nei confronti della comunicazione e delle prospettive che essa apre, delle funzionalità che sottende, ma bisogna superare le ragnatele non trasparenti che si annidano ancora nel fare dei gruppi e delle lobby, e allargare il più possibile la trama affinché la luce si rifletta sui fili, quelli che hanno dato prova di resistenza alla trazione.

Note:

¹ Internet e il vetro: le tecnologie della trasparenza, di Federico Ziberna, Fucine Mute Webmagazine 0.

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