AbsoluteFuture

La quarta edizione di AbsolutePoetry, organizzata dal Comune di Monfalcone e dedicata alle giovani leve della poesia, si è tenuta dal 7 al 10 ottobre scorso. Dopo l’edizione del centenario dalla nascita dei cantieri navali, gli “Internazionali di Poesia” si sono occupati di poeti esordienti, attivando una speciale convenzione con il Ministero della Gioventù.

Non potevano mancare dunque elementi di criticità, in merito alla formula sperimentata quest’anno, tesa all’individuazione di poeti nuovi, boccioli, ma anche bozze, spunti, ipotesi (“chi crederebbe?” domanda Zanzotto in IX Ecloghe, e, continuando a citare sull’Italia provincial-poetica, si potrebbe affermare che è il “paese che sempre/piumifica e vaneggia di verde e primavere”). Poi, però, alcuni di questi poeti sono già templi e ali bianche, piumate, alberi rigogliosi, formati, forti.

Questa riflessione necessita di sensibilità e di fortuna, per ponderare e scommettere sul futuro di questi poeti, della poesia e di questo festival, che può crescere, ma come, e come è stato?

Mercoledì 7 ottobre, due presentazioni anticipatorie: il reading degli autori usciti per la collana “miosotis” della d’if, casa editrice specializzata in plaquette, curata da Gabriele Frasca, e la lettura collettiva del “decimo quaderno di poesia”, edito da Marcos y Marcos, coordinata da Franco Buffoni.

Al progetto della d’if, un libricino-premio che il critico Giancarlo Alfano, lo stesso Frasca e l’editore Antonietta Caridei realizzano a Napoli, hanno partecipato nel recente passato Giuliano Mesa, Rosaria Lo Russo, Tommaso Ottonieri e Nicola Gardini. La nuova edizione illumina i nomi di Silvia Cassioli, Adriano Padua e Luigi Nacci, pure consulente di AbsolutePoetry, nonché inserito nel quaderno della Marcos y Marcos: c’è da dire che è bello vedere dei trentenni pubblicare, ma son pur sempre plaquette (5-10 testi) e se la poesia non si confronterà con un libro, a questa generazione di poeti non rimarrà che un vasto curriculum di libri minuscoli e comparsate in antologia. Che dire allora dei “quaderni” buffoniani: mi rimangono impressi i molti elogi ai poeti del curatore, ma chi si potrebbe salvare? Sicuramente Italo Testa, poeta già “scafato”, che nel 2007 pubblicava, per la LietoColle di Como, Canti Ostili: “questa non è una nave./questa notte non è notte./manichini in coperta./animali nella stiva.//questa non è una nave./questi animali non sono uomini./trasporto artisti./affilate i coltelli […]).

Affilando il coltello, la polemica, qui, è voluta, nel senso che la poesia non abbisogna di presentazioni formidabili, poiché se il poeta è giovane va spiumato, ma se il corpo è forte avrà altre possibilità di fiorire. E le antologie, fondate sul criterio di un selezionatore, senza un’indagine tematica, estetica, su processi della scrittura, del fare contemporaneo, non hanno più senso; e che senso ha dire non a tutti piacerà la poesia di uno di questi versificatori, ma siccome ce ne sono tanti prima o poi uno piacerà o qualcuno di questi, in dieci anni di onorato lavoro, ha pubblicato, ma prosa, con importanti case editrici per sostenere la scelta dell’antologia come labor vincente? Lascio al lettore capire quanto sia debole questo discorso, e dove sia finita la critica… che abbia sentito male? Spero di confondermi.

Giovedì 8 ottobre, finalmente i reading e le performance al Teatro Comunale.

Prima ad esibirsi, Mary Barbara Tolusso: una lettura graffiante, descrizione dei menage amorosi sex and bisex contemporanei, apprezzabile perché non così minimalista come l’avevamo lasciata alcuni anni fa dopo la lettura de L’inverso ritrovato, edito da Lietocolle, ma ironica e stuzzicante anche nelle spiegazioni pre-lettura e più verbata nell’affabulazione – cito dell’autrice anche Cattive maniere, edito da Campanotto, opera che preferisco.

Straordinaria la performance di Maria Valente, giovane poetessa (ancora inedita) da seguire, sapendo che siamo solo di passaggio, che ci pensiamo stranieri alle volte alla nostra stessa poesia; ma con fiducia ingenua possiamo abbandonare le nude braccia di noi infanti della vita, senza difetti, e sentire di essere avvolti nel vestito fino ad assumere la posa della spiga… Questo tocca della poesia di Valente, nel momento tra l’esserci e l’andare, è seduzione come se a cantare fosse il mettere a nudo la sensibilità. Questa nudità è anche volontà di cambiare il mondo, nella consapevolezza della nostra fragilità e della follia di questa intenzione.

Cambiando radicalmente registro, il britannico Murray Lachlan Young ha letto dal libro edito da Bombiani nel 1998, Casual Sex e altri versi, accompagnato dalla tromba e dai loop psichedelici di Mario Fragiacomo, jazzista triestino che vive a Milano. Ottima esucuzione: una poesia caustica, feroce nella descrizione della società con un canto, anzi, vere e proprie canzoni, dissacranti: “Ci sono figlie di pastori protestanti/prole del clero,/Ci sono amabili onorevoli – avvocati/ al vertice di ogni classe/della società contemporanea/hanno buttato via ogni occasione/hanno abbracciato con totale entusiasmo/il più incredibile passatempo/che si sia mai visto./Sì, poliziotti e idraulici,/spazzini e pari del reame.//Semplice ognuno si fa di coca//Alle manifestazione sportive nei paesini […]”. Simply everyone’s taking cocaine, ritornello ossessivo che nel finale del poema si trasforma in una stilettata: “Sembra tutto così pieno di gioia,/siamo tutti radiosi./Quanto ci divertiamo/e che scaltrezza”. Già, che scaltrezza…

Non posso poi non parlare di Patrizia Valduga: sa giungere a “noi” sullo sfondo della crisi del pensiero del Novecento, interrogando le divinità silenti della storia umana; senza ottenere risposta, ci chiede di continuare: “Io mi arrendo,/congedo i miei soldati,/la mia legione di sogni/e di versi./Combattete per altri/disarmati,/vincete in verità,/miei sogni in versi”.

La serata del venerdì 9 ottobre, si apre con Matteo Danieli (nella foto) e Furio Pillan, accompagnati dai Baby Gelido, band tutta triestina che esplora, ed esplode, la poesia con una musica elettronica dai forti accenti rock. “Non v’illudete stranieri d’aver trovato l’amore, poiché l’amore è morto, l’amore è morto” e si odono i versi di Danieli. E ‘una riflessione filosofica sulla morte di Dio, di cui l’amore era premessa… Quindi la civiltà crolla, jungerianamente, ma per fare posto a cosa? Forse la risposta ed entrambi i poeti nella collana “Libretti Verdi” edita da Battello Stampatore di Trieste.

Performance teatrale invece per Jimi Lend, emergente poeta austriaco, direttore e partecipe di numerosi slam, gare di poesia. L’autore, anche drammaturgo, attore – in Italia il 24 novembre prossimo per il quarto slam internazionale di Trieste, al Club Tetris di via della Rotonda, per chi desiderasse ascoltarlo -, ritma la poesia affondando la sua carne nelle relazioni sociali, piegandola sopra l’apocalisse politica delle globalizzazioni incontrollate, sull’orrore delle vicende storiche recenti.

Infine, Taslima Nasreen, esiliata dal Bangladesh per via della sua lotta a favore dei diritti delle donne. Entrata dolcemente in scena, la sua poesia si fa in una lettura semplice. Profonda e dolorosissima, vede la madre morire perché il padre non la cura, perché non le crede, poiché la cultura di un popolo può anche uccidere, e non dobbiamo dimenticarcene. Rimane l’esserci stati nella commozione, che è più di qualsiasi spiegazione e di qualsiasi denuncia.

Un AbsolutePoetry buono, ma non un totale acuto; un festival indispensabile, poiché non ne esistono altri al mondo con questa apertura – carattere questo di Lello Voce, il direttore artistico. Che serva un comitato scientifico allargato, che si trovi spesso, per produrre più contatti?

Sondare la scena della poesia mondiale può non essere facile, e servono argomenti. Serve uno sforzo in più del Comune di Monfalcone, che deve nutrire questo festival dal punto di vista organizzativo, dando la possibilità di costruirlo mese per mese, e non anno e mezzo per anno e mezzo. Per la criticità, è utile aggiungere che nella manifestazione collegata, UdineTraduce, c’erano molti poeti presenti alle edizioni precedenti: la scena della poesia contemporanea, pur vasta, è ancora fatto di conoscenze, ma la raccolta di informazioni può essere moltiplicata e le scelte si possono variare (è peraltro un problema anche di altri festival), anche se, da un altro punto di vista, rivedrei sempre qualcuno, come un Sanguineti, o uno simile alle sue parole, al sé vivente, all’oltrecielo dell’oltrevita, che non siamo altro che noi e la nostra adesione alla poesia.

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