Ballate di Lagosta

copertinaNel 2014, a seguito della partecipazione al Premio Don Lorenzo Milani organizzato dall’associazione Don Milani di Gioiosa Jonica (RC), è stato pubblicato Ballate di Lagosta Mare del Poema (Edizioni CFR) con nota di Alberto Bertoni (la sua introduzione è stata integralmente pubblicata sul blog della Rai)  e postfazione di Cristina Benussi. In copertina, impreziosiscono l’opera due disegni del pittore triestino Paolo Cervi Kervischer. La pubblicazione anticipa un volume più ampio che Christian sta scrivendo attorno i personaggi che si ritrovano in un’isola dell’Adriatico, Lagosta (Lastovo in croato)°, e fa conoscere al pubblico le poesie e le prose giovanili di Mare del Poema, scritte tra il 1997 e 1998.
Su Argonline, una recensione di Rossella Renzi.

La canzone di Daniela

I.

parla di quanto è bello senza sapere dove andare
forse nell’acqua del sole come la sua guancia
semplicemente necessaria quanto il sogno bagnato
in una galassia più vasta se la si può comprendere,
ti seduce tra valli e filari di viti impolverate
con gli occhi verso la baia con la cascata:
Za Barje diceva il cartello e così abbaiava anche il cane legato
sotto il cipresso – la sua dentatura era il sepolcro del perché
i pescatori l’avessero lasciato lì – nelle vicinanze di una casa
ricoperta di edera e di more, al cui interno erano cresciuti
un melo dai pomi asprigni e delle rose
che poi avresti assaggiato solo tu:
evitando i buchi di asfalto e sterrato hai seguito Daniela
prendendo di mira te stesso e l’asfissia della tua vita
che segue il sentiero per erigere l’intelligenza della specie
che sul lavoro ha costruito la sua repubblica di ruberie,
poi l’hai vista sulla spiaggia danzare tra gli scogli caldi
e la barca ha tirato su la nassa, i pescatori sono tornati:
il bene e il male sono triangoli di onde che si dilatano
sul mare verso i due isolotti dove abbiamo nuotato
– i pesci non ne sono consapevoli,
o l’uomo sotto il pino e il suo bambino
con la maschera, un altro pescatore con la lenza,
forse solo tu sui petali che mordi come le parole

II.

dopo tanto stiamo all’aperto e mangiamo i fichi
all’imbrunire di questo prato
tagliati a fette sulla ciotola di legno,
prendiamo il pane e lo spezziamo molte volte
perché il paradiso è vicino al braciere
e il paese alla nostra sinistra sale bianco nel rosa
è fatto a scaglie come il barracuda
non ha intenzione di lasciarci la vista di Korčula
ho gridato come il mio solito
hai acceso la candela e mi hai fatto presente
non siamo soli, ma puoi stare tranquillo
piano piano anche la casupola
e il suo fuoco sono diventati incantevoli
placando la tensione naturale
di un cielo sempre più scuro, non impedendoci
di assaporare la felicità
di un pesce arrostito, di pomodoro e capperi
sei attraente quando sorridi
con il bicchiere di acqua sulle labbra
troppo in silenzio si alzano,
vogliono rinascere nella risposta che cercano fuori
i vicini di tavola, e vengono a sparecchiare
dalla casupola dove si griglia
una donna e il cuoco, come in un cerimoniale
chiediamo il conto con le mani
saranno intrecciate quando usciremo dal campo
verso il parcheggio dove saliremo in automobile
e ci si dirige su al punto più alto
di una serie di tornanti, prima di scendere a valle
la volta di stelle ci sorprende
fermiamo tutto, appoggiati sui cuscini di una terra
che è ancora calda, siamo sicuri
che l’astro cadrà, e si avvera

lagosta1 (2)

Rap di Martino
a Lastovo Music Island performance
feat. Mihajla bay 2007

è raro trovarsi in un mare così grande
consumati dolcemente dalla vista delle isole
perché non vivere eternamente in questo sole
guidati fino all’alba in un eden di ghirlande
restare vicinissimi alle onde, fingendo di lasciare chi sprofonda
come quelle vele vagabonde, lanciate in sogno sulla sponda
è bello attendere la musica
una volta che si sbarca sull’isola
considera la cura antitossica
se sapessi come ho perso la bussola

soffro la sete questa sera
bevimi se proprio sei vera
Mihajla sparirà in una notte nera
baciando chi ti dice che c’era

una barca a vela ci sveglia sul molo
usa il motore per attraccare al riparo
sei tra sfasciumi e carene del denaro
che ti domandi perché alzarti in volo
tu apriresti le ali, i giovani che combattono la gravità
sfiorano il bocciolo dei mali, sanno di questa atrocità
spolpato sulle pietre della storia
non sanguino per l’economia
considera la sua anatomia
saprai che cos’è un’allegoria

soffro la sete questa sera
bevimi se proprio sei vera
Mihajla sparirà in una notte nera
baciando chi ti dice che c’era

lagosta2 (1)

Sonetto di Serena a Silvestar
alla pineta della baia di Portoros

siamo il seme di una vita più bella
che sfiora il ventre tra gli aghi di pino
tienimi per mano e resta vicino
sentirai come il mondo si modella

così disegni un cerchio e io lo chiudo
circondi il rosa della confidenza
con l’emozione della sua presenza
che sedurrà il seno che denudo

un battito che confonde tra le ombre
la disarmonia o la legge iniqua
affinché possa salire la febbre

sotto una nuvola e la luce obliqua
la resa umana di queste palpebre
che trema come una culla sull’acqua

 

°

Lagosta è il nome da un’isola della Dalmazia (in croato, Lastovo). Molti usano porre l’accento tonico sulla seconda sillaba  (Lagòsta), come a Milano, ad esempio, dove è presente un piazzale intitolato all’isola. Tuttavia la pronuncia corretta è con l’accento sulla prima sillaba (Làgosta).