passando per New York

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“nell’11 settembre che ha cambiato il mondo, nelle macerie fatte di case bombardate e di cameramen d’assalto” scrive Luigi Nacci su Fucine Mute a proposito di passando per New York (LietoColle, 2005), volume che raccoglie le poesie scritte da Christian tra il 2001 e il 2004. L’opera, introdotta da Cristina Benussi, è impreziosita dai disegni dei pittori Ugo Pierri e Angelo Claut.

claut

reazione della nostra velocità

Sulle scorie
mentre scelgo la polvere,
sui libri chiusi
come una scintilla morente
l’ingiusta giovinezza mia
addiziona le Madrid,
Rome coi tricolori,
Berlin bombardate,
Hiroshima vuote,
Paris occupate dai palazzi,
ciudad lacerate,
strappate e nervose
ginocchia che corrono.
Con una mente interna,
noncuranti del resto, benzina
pronta al riciclo, i nervi sfiatatoi allungano e tendono
l’umanità pompa, orecchie che in persistente nausea
suonano il timpano di verità allagate… Spesso, in periferia,
l’industria nel petto dell’uomo robot
è un nuovo cuore aperto
e bruciante
Eternità.
Guardami storia
mentre scelgo di piangere stamattina
la polvere sui libri chiusi
come una scintilla morente;
guarda l’ingiusta giovinezza mia
e della mia generazione
dissolvere queste.
Guarda

Tra i cespugli che passano, nuvole secche
di un deserto, l’uomo precipitato di città
rompe la carlinga
e quel volto
del senza corpo oramai,
la velocità immane
tenuta da forze
più grandi di qualsiasi forza,
si vede. Su innumerevoli giri di frequenza
questa velocità
dilania la poesia di Ezra
sul vento del potere Pound,
l’astronomia di Thomas
sulle navi di lobby e di metallo Ginsberg,
la ciurma salpata
con ali di muffa e soldi, sulle vergogne
tutto ciò che ha nome ignoranza…! …la guerra,
quella inosservata, che proclama
il suo individuo, sottraendolo
ad un universo diverso
che non pare umano ed è invece l’umano
prodotto della distillazione,
lo scarto del sistema
vomitante il suo polmone,
una costa di lettighe
intrecciate da chi è nulla… La morte
è il nostro contributo al progresso, storia?
Ma tra i cespugli che passano, nuvole secche
di un deserto, esplode la velocità come lo sgomento
di chi abbia visto il padre
urlare nella notte,
urlare tra le lenzuola
tremanti; vi coglie nella febbre
di ciò che preferireste dimenticare e non c’è
una coperta che possiate stendere.
Allora vi alzate,
sulla pelle
la velocità
non vi resiste
e sul deserto
dell’uomo precipitato di città
sciogliete il volto.
Dopo poco sapranno
cos’è la generazione.

pierri

Argentina

Sulla strada di ferro di un proiettile che sibila,
Argentina, io vedo
le tue automobili bruciate e sono mare,
incendio,
folla, mare, incendio: è il tempo
della poesia che non serve a nulla che divampa…
Quando la protesta l’afferra e se la mangia
dissemino ossa,
angelus stecchiti di radici
capovolte e rami consumati: le molotov
piovono oltre la mia corsa.
La tua carne poesia io rubo al supermercato
tagliando l’orrore con mani insanguinate
– tu che sfidi l’esercito e lo batti,
affondando
non sei distruzione!

Argentina, io vedo
sulla strada che porta al nulla
che il bisogno è poesia,
l’osso della verità.

Argentina,
io scaglio i tuoi morti per questo bisogno
sul parlamento dei poeti.

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