Alter

profuma
a poco a poco il vento di ciliegie,
il vento di ciliegie scopre l’osso
del mondo

Alter è una lettura in parole e musica del gruppo rock Baby Gelido e di Christian. Tre le opere proposte in questa insolita forma: “Città esplosa” [inedito, 2001], apocalissi di civiltà e linguaggi, “passando per New York” [pubblicato da Lietocolle nel 2005], e “Alter” [inedito, 2011].

inpensiero7
La prima parte di Alter sulla rivista in pensiero

La base su cui poggia la lettura è il risultato di uno studio per un fondale musicale psichedelico dei Baby Gelido, dove si innestano le storie di un essere, il cui nome è Alter e la cui logica ricorda l’umanità, ne trasmette i racconti, la politica, le teorie, o frammenti di esse, disarticola o ricostruisce la poesia e il linguaggio, osserva paesaggi che si trasformano in visioni. L’obiettivo di questa poesia, come scrive il critico Cristina Benussi, sarebbe quello di “ripensare il mondo, possibili mondi, pur senza decaloghi, alimentandosi non tanto, o non solo, della luce della logica.”

da “Alter”

alter è il mio nome
non progettano più automazioni
macchine del più che volevano il cielo
macchine del più, voluminose e volanti
io posso camminare e ho visto una fragola
nei campi della produzione
hai i segni di una ferita
sarebbe un alfabeto fuori di sé
fino a toccare le prime parole
ha il sapore della bocca
mentre sei contro di me
fino a toccare il viola
noi sbocciati sopra gli occhi
piove così forte, sosta in uno splendido rosa
e sei maturata fino a toccare
l’idea della magnolia
che non sa perché
l’ondaluce se ne va

*

da “Città esplosa”

quando fra i ruscelli che portano alla metropoli
sgorga e scompare la pozzanghera del cosmo
sulla notte che cade come un’arpa rossa
sul pulviscolo acre rimbombano gli ottoni:
ecco un ragno dove musica la pioggia
forgiare la ragnatela
dei suoni

sulle antiche case e le poltrone grigie
dei brandelli ammassati di una creazione evoluta
nei pergolati bui del cervello veloce
nelle corse luminose dei propri motori
le spire audaci dagli sbuffi ornamentali
vorticano tentacoli che erodono il cemento
meditano piramidi e il triclinio fra gli alberi
capovolti e sderenati che svaporano fra i gas
mutano con le ombre nei silenzi e fra le pause
la sinfonia dei corvi è mangiata dai gabbiani
rosa nell’alba gialla e nucleare
bianchi fra i detriti tra le case
antiche, ridotte a nulla
con occhi e cascate
bruciate oramai,
i vapori

ed appesi come lingue
i sopravvissuti
ragni
muovono sul pulviscolo acre rimbombano gli ottoni
sulla notte che cade come un’arpa rossa

*

da “passando per New York”

reazione della nostra velocità

Sulle scorie
mentre scelgo la polvere,
sui libri chiusi
come una scintilla morente
l’ingiusta giovinezza mia
addiziona le Madrid,
Rome coi tricolori,
Berlin bombardate,
Hiroshima vuote,
Paris occupate dai palazzi,
ciudad lacerate,
strappate e nervose
ginocchia che corrono.
Con una mente interna,
noncuranti del resto, benzina
pronta al riciclo, i nervi sfiatatoi allungano e tendono
l’umanità pompa, orecchie che in persistente nausea
suonano il timpano di verità allagate… Spesso, in periferia,
l’industria nel petto dell’uomo robot
è un nuovo cuore aperto
e bruciante
Eternità.
Guardami storia
mentre scelgo di piangere stamattina
la polvere sui libri chiusi
come una scintilla morente;
guarda l’ingiusta giovinezza mia
e della mia generazione
dissolvere queste.
Guarda.

Tra i cespugli che passano, nuvole secche
di un deserto, l’uomo precipitato di città
rompe la carlinga
e quel volto
del senza corpo oramai,
la velocità immane
tenuta da forze
più grandi di qualsiasi forza,
si vede. Su innumerevoli giri di frequenza
questa velocità
dilania la poesia di Ezra
sul vento del potere Pound,
l’astronomia di Thomas
sulle navi di lobby e di metallo Ginsberg,
la ciurma salpata
con ali di muffa e soldi, sulle vergogne
tutto ciò che ha nome ignoranza…! …la guerra,
quella inosservata, che proclama
il suo individuo, sottraendolo
ad un universo diverso
che non pare umano ed è invece l’umano
prodotto della distillazione,
lo scarto del sistema
vomitante il suo polmone,
una costa di lettighe
intrecciate da chi è nulla… La morte
è il nostro contributo al progresso, storia?
Ma tra i cespugli che passano, nuvole secche
di un deserto, esplode la velocità come lo sgomento
di chi abbia visto il padre
urlare nella notte,
urlare tra le lenzuola
tremanti; vi coglie nella febbre
di ciò che preferireste dimenticare e non c’è
una coperta che possiate stendere.
Allora vi alzate,
sulla pelle
la velocità
non vi resiste
e sul deserto
dell’uomo precipitato di città
sciogliete il volto.
Dopo poco sapranno
cos’è la generazione.

*

Argentina

Sulla strada di ferro di un proiettile che sibila,
Argentina, io vedo
le tue automobili bruciate e sono mare,
incendio,
folla, mare, incendio: è il tempo
della poesia che non serve a nulla che divampa…
Quando la protesta l’afferra e se la mangia
dissemino ossa,
angelus stecchiti di radici
capovolte e rami consumati: le molotov
piovono oltre la mia corsa.
La tua carne poesia io rubo al supermercato
tagliando l’orrore con mani insanguinate
– tu che sfidi l’esercito e lo batti,
affondando
non sei distruzione!
Argentina, io vedo
sulla strada che porta al nulla
che il bisogno è poesia,
l’osso della verità.
Argentina,
io scaglio i tuoi morti per questo bisogno
sul parlamento dei poeti.

*

passaggio di una poesia

La bellezza straordinaria non ti abbandona
ora che siamo distanti e senza possibilità alcuna
di vederci più; ma i fili che uniscono le parole
in quell’infinito sbattere di ciglia su scie senza meta,
i fili che trasformano la rabbia sulle montagne
rosa, nella decisione di tramontare,
che sciolgono l’epilogo della guerra
dentro di te e dentro di me,
rompono l’indifferenza
e non lasciano confini.
Non mi raggomitolo,
penso agli occhi che svaniscono
nella notte in pianura, al vapore
di una finestra di cielo.
Non mi raggomitolo in un’idea, darò vita
ad un lago di bianco
sui disegni di un libro,
farò abbracciare gli amanti.
Poiché sulla strada eterna
che dal mare porta a Jalalabad,
su verso l’Hindukush,
sopra Kabul, Kandahar,
le montagne dentro di te
sono dentro di me.

 

*

da “Città esplosa”

e se la realtà dovesse frantumarsi del tutto
vetro sul brusio sulle onde
come tamburi battono sui verdi fondali
le risacche parlano di guanciali
d’alghe ai pesci infiniti
caricando di legno le cupole superstiti
nell’antro dominato dai leoni di fuoco
il pianto lontano di una madre stregata
dal destino animato che erode la carne
di anime calde sulla scorza dei mondi
e mani allattate dai mobili cantori
delle ere che intrecciano le brame
e le voluttà quei mostri mitologici
e la nostra parola cade sui sentieri
e il carro della sera parla di misteri
il pastore narra dei rifugi
di una corte di tarli il magma delle anime
sputa storia dai lembi di una fogna
beve tutto il sangue e da quelle corna
cavalchiamo il ponte della pestilenza
sulla lama di una pioggia altera e inesplicabile
come la baia incendiata di petrolio
sull’esatto ronzio rotante dei motori
per cui un uomo si uccide e degenera
e se la realtà dovesse frantumarsi del tutto
come aspettiamo del resto che accada
attaccando ogni forma di vita
resistendo ad ogni terribile fontana
che strappa la scoria di sciami di pensieri
che traccia nel vortice il verme delle api
e morde la voglia di cupe inadempienze
di un futuro risibile e di oggi e di ieri
io
prima di lei
frantumo tutto
e genero

*

increspate
grandi bolle colorate
e fili che giungono al cielo
nel chiarore che avanza sempre più
scompaiono, e dal promontorio
scendo; blu
di sasso
i chip
battono
forti l’immensità
dentro
il corpo:
profuma
a poco a poco il vento di ciliegie,
il vento di ciliegie scopre l’osso
del mondo

in sinfonia perfetta grilli elettronici
scandiscano valvole di sfogo nel ritmante
battiti perenne, cuore, in andirivieni
sotto la ceramica
del corpo…
sono l’ultimo della specie
ordinato dal centro di controllo,
sarò l’ultimo con bioniche membra
in giunture vertebrali:
l’ultimo che sente i profumi
trasmette i pensieri,
chi ordina la mente non progetta
più il corpo

il centro di controllo mi dice dal satellite
che verrà l’angelo dell’embrione solare
e supererà tutti i modelli,
verrà l’angelo distruttore di fuoco
che polverizzerà il mondo
il corpo

ma non aver paura
ultimo uomo
dopo di te
l’angelo dell’embrione solare
brucerà il vento e scoprirà
l’osso del mondo,
il vento di ciliegie
sarà
stella

Christian Sinicco, nato a Trieste nel 1975, poeta, si occupa di letteratura su Metabolgia (metabolgia.wordpress.com) e Mare del Poema (christiansinicco.wordpress.com).
E’ stato caporedattore di Fucine Mute Webmagazine, collaboratore del collective multimedia blog di Absolute Poetry. Collabora con la rivista di esplorazione, Argo.
Nel 1999 fonda, insieme ad altri poeti, l’Associazione “Gli Ammutinati”.
Nel 2005 pubblica “passando per New York” (LietoColle).
La presente antologia è tratta dalla performance/lettura “Alter”, e si avvale dei testi delle raccolte “Città esplosa” [inedito, 2001], apocalissi di civiltà e linguaggi, “passando per New York” [Lietocolle, 2005], e “Alter” [inedito, 2011]. La performance, di cui sono state pubblicate due tracce audio nella rivista “in pensiero“, è il risultato di uno studio per un fondale musicale del gruppo rock Baby Gelido; un essere, il cui nome è Alter e la cui logica ricorda l’umanità, trasmette i racconti, la politica, le teorie, o frammenti di esse, disarticola o ricostruisce la poesia e il linguaggio. L’obiettivo di questa poesia, come scrive Cristina Benussi, sarebbe quello di “ripensare il mondo, possibili mondi, pur senza decaloghi, alimentandosi non tanto, o non solo, della luce della logica”.

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