English

English translations were made by Daniela Sartogo.

 

Da “Ballate di Lagosta”
From “Lastovo ballads”

La canzone di Daniela

I.
parla di quanto è bello senza sapere dove andare
forse nell’acqua del sole come la sua guancia
semplicemente necessaria quanto il sogno bagnato
in una galassia più vasta se la si può comprendere,
ti seduce tra valli e filari di viti impolverate
con gli occhi verso la baia con la cascata
Za Barje diceva il cartello e così abbaiava anche il cane legato
sotto il cipresso – la sua dentatura era il sepolcro del perché
i pescatori l’avessero lasciato lì – nelle vicinanze di una casa
ricoperta di edera e di more, al cui interno erano cresciuti
un melo dai pomi asprigni e delle rose
che poi avresti assaggiato solo tu:
evitando i buchi di asfalto e sterrato hai seguito Daniela
prendendo di mira te stesso e l’asfissia della tua vita
che segue il sentiero per erigere l’intelligenza della specie
che sul lavoro ha costruito la sua repubblica di ruberie,
poi l’hai vista sulla spiaggia danzare tra gli scogli caldi
e la barca ha tirato su la nassa, i pescatori sono tornati:
il bene e il male sono triangoli di onde che si dilatano
sul mare verso i due isolotti dove abbiamo nuotato
– i pesci non ne sono consapevoli,
o l’uomo sotto il pino e il suo bambino
con la maschera, un altro pescatore con la lenza,
forse solo tu sui petali che mordi come le parole

Daniela’s Song

I.
She talks about how beautiful it is without knowing where to go
perhaps into the water of the sun like her cheek
simply necessary as the wet dream
in a wider galaxy if it can be understood,
she seduces you through valleys and dusty vineyards
with eyes towards the bay with the waterfall:
Za Barje the sign said, and so also barked the dog tied
under the cypress – his teethed mouth was the buried reason
the fishermen had left him there – near a house
covered with ivy and blackberries, in which had grown
an apple tree with sour fruits and roses
that only you will taste:
avoiding the asphalt and dirt road holes you followed Daniela
targeting yourself and the asphyxia of your life
that follows the path to erect the intelligence of the species
that on the concept of work has built its republic of theft,
then you saw her dancing on the beach between the warm rocks
and the boat pulled out of the lobster pot, the fishermen are back:
good and evil are triangles of waves that spread
on the sea towards the two islands where we swam
– the fish are not aware of it,
and so the man under the pine and his child
with the mask, another fisherman with the fishing line,
only you maybe on the petals you bite as the words

II.
dopo tanto stiamo all’aperto e mangiamo i fichi
all’imbrunire di questo prato
tagliati a fette sulla ciotola di legno,
prendiamo il pane e lo spezziamo molte volte
perché il paradiso è vicino al braciere
e il paese alla nostra sinistra sale bianco nel rosa
è fatto a scaglie come il barracuda
non ha intenzione di lasciarci la vista di Korčula
ho gridato come il mio solito
hai acceso la candela e mi hai fatto presente
non siamo soli, ma puoi stare tranquillo
piano piano anche la casupola
e il suo fuoco sono diventati incantevoli
placando la tensione naturale
di un cielo sempre più scuro, non impedendoci
di assaporare la felicità
di un pesce arrostito, di pomodoro e capperi
sei attraente quando sorridi
con il bicchiere di acqua sulle labbra
troppo in silenzio si alzano,
vogliono rinascere nella risposta che cercano fuori
i vicini di tavola, e vengono a sparecchiare
dalla casupola dove si griglia
una donna e il cuoco, come in un cerimoniale
chiediamo il conto con le mani
saranno intrecciate quando usciremo dal campo
verso il parcheggio dove saliremo in automobile
e ci si dirige su al punto più alto
di una serie di tornanti, prima di scendere a valle
la volta di stelle ci sorprende
fermiamo tutto, appoggiati sui cuscini di una terra
che è ancora calda, siamo sicuri
che l’astro cadrà, e si avvera

II.
after quite a while we are outdoors and eat figs
at dusk time on this meadow
sliced on the wooden bowl,
we take the bread and tear it many times
because paradise is close to the fire
and the village to our left rises white in pink
made with scales like the barracuda
Korčula has no intention to leave our sight
I shouted as my usual self
you lit the candle and made me notice
we are not alone, but you can stay calm
slowly also the hut
and its fire have become attractive
calming the natural tension
of a darkening sky, not preventing us
from tasting the happiness
of a grilled fish, of tomato and capers
you are attractive when you smile
with a glass of water on the lips
too quietly they get up,
wanting to be born in the response they seek outside
the people at the tables next to us, and from the cottage
where they grill they come to clear up
a woman and the cook, as in a ceremonial
we ask for the check with the hands
they will be interwined when we emerge from the field
toward the parking lot where we’ll get in the car
and head out to the highest point
of a series of bends, before descending to the valley
the vault of stars surprises us
we stop everything, propped on pillows of a land
that is still hot, we’re sure
that the star will fall, and it comes true

dalla sezione “IL FARO”
from the book-section “THE LIGHTHOUSE”

La baia di Portoros
Portoros harbor

I.
le schiene scure al sole
dopo qualche giorno sulle spiagge
per baciarsi con dolcezza
scivolano nell’acqua agitata
tra i gradoni di calcare,
e le scarpette arancioni da bagno
ondeggiano sopra le alghe –
una ripresa subacquea
senza motoscafi e barche
che si scopre a seguire i suoi piedi
e come era un tempo il vivere
con il gioco ci si rincorre
invadendo l’acqua con le braccia
e si fa a gara mentre si ride –
verso le sponde opposte del canale,
a metà della traversata
ti togli gli occhialini, e si apre
l’ampia insenatura e l’Adriatico
come un utero e le gambe:
anche se non arriva mai
è la vita a cui stiamo pensando
che ogni tanto si avvicina

I.

dark backs to the sun
after a few days on the beaches
to kiss gently
gliding in the stirred water
between the steps of limestone,
and the orange swim shoes
float over the seaweed –
an underwater shot
without motorboats and boats
who turns out to follow her feet
and as it was once to live
chasing each other in the game
invading the water with arms
and we race while laughing –
to the opposite side of the canal,
in the middle of the crossing
you take off the swim glasses, and
the wide bay and the Adriatic opens
as an uterus and legs:
even if it never comes
it’s life we’re thinking about
that occasionally approaches

II.
e poi voltare la testa
a destra e a sinistra
allungando le gambe
o a pancia in su
guardare le nuvole
come una grande medusa viola
trasportata dalla corrente
a pelo d’acqua
che non ce la fa più
e macchia lo scoglio di sangue,
di un latte che asciuga
nel sole di agosto; si tratta
solo di anemoni, ma fai attenzione
la riva è qui, le pietre sono aguzze
e noi quasi buttati a terra
grandiosi e stupiti
come se tutto finisse

II.
and then turning the head
right and left
stretching legs
or belly up
watching the clouds
as a large purple jellyfish
carried by the stream
on the water surface
that can’t do it
and stains the rock with blood,
of a drying milk
in the August sun; they’re
only anemones, but watch out
the shore is here, the stones are sharp
and us, almost thrown to the ground,
magnificent and amazed
as if everything ended

III.
ora siamo dall’altra parte
senza dare segni di fatica
e le nostre mani cercano la presa,
i muscoli tesi nella risalita
pieni di alghe e di sale
– con i margini sfocati
il canale e gli scogli di partenza –
dove hai perso l’equilibrio
richiamato dall’acqua
la risacca trascina i tuoi piedi:
eri quasi a terra
e con forza ti sei tirato su

III.
now we are on the other side
without showing signs of fatigue
and our hands search the hold,
tense muscles on the grip
full of seaweed and salt
– with blurred edges
the canal and the departure rocks –
where you lost balance
attracted by the water
the undertow drags your feet:
you were almost to the ground
and with strength pulled up

IV.
sul sentiero a zig zag
l’erba ingiallita e il cardo
con le sue spine pungenti
su un tumulo di pietre
inspirano il tuo volto
e qualcosa somiglia
all’odore del timo
risalendo una traccia
e si arriva
sulla carrareccia:
insetti neri
sono le automobili
che non hanno caldo
accalcate e sghembe
sulla terra rossa
(noi non abbiamo
malinconia della città
sul ciglio
dove le scarpe estive
come le cicale volano
verso il faro bianco
che già vedi in alto)
e ansimando
saliamo;
quando sorridi
per i panni stesi
siamo arrivati
e il guardiano è dentro

IV.
on the zigzag path
the yellow grass and thistle
with its sharp thorns
on a mound of stones
inspire your face
and something resembles
the smell of thyme
going up a track
and you arrive
on a ground road:
black insects
are the cars
that are not hot
crowded and crooked
on red clay
(we do not have
melancholy of the city
on the roadside
where the swim shoes
like cicadas fly
to the white lighthouse
we already see above)
and panting
we climb;
when you smile
because of the hanging clothes
we have arrived
and the guardian is inside

*

 

 

Da “passando per New York”
From “passing through New York”

reazione della nostra velocità

Sulle scorie
mentre scelgo la polvere,
sui libri chiusi
come una scintilla morente
l’ingiusta giovinezza mia
addiziona le Madrid,
Rome coi tricolori,
Berlin bombardate,
Hiroshima vuote,
Paris occupate dai palazzi,
ciudad lacerate,
strappate e nervose
ginocchia che corrono.
Con una mente interna,
noncuranti del resto, benzina
pronta al riciclo, i nervi sfiatatoi allungano e tendono
l’umanità pompa, orecchie che in persistente nausea
suonano il timpano di verità allagate… Spesso, in periferia,
l’industria nel petto dell’uomo robot
è un nuovo cuore aperto
e bruciante
Eternità.
Guardami storia
mentre scelgo di piangere stamattina
la polvere sui libri chiusi
come una scintilla morente;
guarda l’ingiusta giovinezza mia
e della mia generazione
dissolvere queste.
Guarda

Tra i cespugli che passano, nuvole secche
di un deserto, l’uomo precipitato di città
rompe la carlinga
e quel volto
del senza corpo oramai,
la velocità immane
tenuta da forze
più grandi di qualsiasi forza,
si vede. Su innumerevoli giri di frequenza
questa velocità
dilania la poesia di Ezra
sul vento del potere Pound,
l’astronomia di Thomas
sulle navi di lobby e di metallo Ginsberg,
la ciurma salpata
con ali di muffa e soldi, sulle vergogne
tutto ciò che ha nome ignoranza…! …la guerra,
quella inosservata, che proclama
il suo individuo, sottraendolo
ad un universo diverso
che non pare umano ed è invece l’umano
prodotto della distillazione,
lo scarto del sistema
vomitante il suo polmone,
una costa di lettighe
intrecciate da chi è nulla… La morte
è il nostro contributo al progresso, storia?
Ma tra i cespugli che passano, nuvole secche
di un deserto, esplode la velocità come lo sgomento
di chi abbia visto il padre
urlare nella notte,
urlare tra le lenzuola
tremanti; vi coglie nella febbre
di ciò che preferireste dimenticare e non c’è
una coperta che possiate stendere.
Allora vi alzate,
sulla pelle
la velocità
non vi resiste
e sul deserto
dell’uomo precipitato di città
sciogliete il volto.
Dopo poco sapranno
cos’è la generazione.

Our speed reaction

On waste
as I pick the dust
on closed books
as a dying spark
the unjust youth of mine
ads the Madrids,
Romes with the tricolours,
bombed Berlins,
empty Hiroshimas,
building occupied Parises,
lacerated ciudad,
torn and nervous
knees that run.
With an inside mind
disregardless of the rest, gas
ready for recycling, nerves as vents stretch and tend
the humanity pump, ears that with persistent nausea
play flooded truths … often on the outskirts,
the industry in the chest of the robotman
is a new open-heart
burning
Eternity.
Look at me History
while I choose to cry this morning
the dust on closed books
as a dying spark;
look at the unjust youth of mine
and of my generation
dissolve them.
Look.

Through the bushes that pass by, dry clouds
of a desert, a man rushed out of the cities
breaks the cockpit
and the face
of the bynow bodyless,
the dreadful speed
held by forces
larger than any force
you can tell. On countless rounds of frequency
this speed
tears apart Ezras poetry
on the wind of power Pound,
the astronomy of Thomas
on the ships of lobbies and of Ginsberg metal,
the crew set sail
with wings of mold and money, on shames
of everything that has the name Ignorance… ! … the war,
the unobserved one, which proclaims
its individual, subtracting him
from a different universe
that does not seem human and that is instead the human product
of distillation,
the waste of the system
puking his lung,
a coastline of stretchers
weaved by those who are nothing … Is Death
our contribution to progress, History?
But through the bushes that pass by, dry clouds
of a desert, speed explodes as the consternation
of those who have seen the father
scream in the night,
shout between the trembling
sheets; it catches you in the fever
of what you would rather forget and there is no
blanket that you can throw!
Then you get up,
on the skin
speed
does not resist you
and on the desert
of the man precipitated from cities
do melt the face.
After some time they will know
what generating is.

 

 

Argentina

Sulla strada di ferro di un proiettile che sibila,
Argentina, io vedo
le tue automobili bruciate e sono mare,
incendio,
folla, mare, incendio: è il tempo
della poesia che non serve a nulla che divampa…
Quando la protesta l’afferra e se la mangia
dissemino ossa,
angelus stecchiti di radici
capovolte e rami consumati: le molotov
piovono oltre la mia corsa.
La tua carne poesia io rubo al supermercato
tagliando l’orrore con mani insanguinate
– tu che sfidi l’esercito e lo batti,
affondando
non sei distruzione!

Argentina, io vedo
sulla strada che porta al nulla
che il bisogno è poesia,
l’osso della verità.

Argentina,
io scaglio i tuoi morti per questo bisogno
sul parlamento dei poeti.

Argentina

On the iron road of a hissing bullet
Argentina, I see
your burned cars and I am ocean,
fire,
crowd, ocean, fire: it is time
for Poetry, useless and that rages…
When the protest grabs it and gobbles it up
I disseminate bones,
stiff angelus made of upsidedown
roots and consumed branches: molotov
pour out of my race.
Your poetrymeat I steal at the supermarket
slicing horror with bloody hands
– You who challenge the army and beat it up,
sinking
you are not destruction!

Argentina, I see
on the road that leads to nothing
that need is poetry
the bone of truth.

Argentina,
I throw your dead for this need
on the parliament of poets.

 

 

 

 

 

passaggio di una poesia

La bellezza straordinaria non ti abbandona
ora che siamo distanti e senza possibilità alcuna
di vederci più; ma i fili che uniscono le parole
in quell’infinito sbattere di ciglia su scie senza meta,
i fili che trasformano la rabbia sulle montagne
rosa, nella decisione di tramontare,
che sciolgono l’epilogo della guerra
dentro di te e dentro di me,
rompono l’indifferenza
e non lasciano confini.
Non mi raggomitolo,
penso agli occhi che svaniscono
nella notte in pianura, al vapore
di una finestra di cielo.
Non mi raggomitolo in un’idea, darò vita
ad un lago di bianco
sui disegni di un libro,
farò abbracciare gli amanti.
Poiché sulla strada eterna
che dal mare porta a Jalalabad,
su verso l’Hindukush,
sopra Kabul, Kandahar,
le montagne dentro di te
sono dentro di me.

 

A poem passing by

Extroardinary beauty will not leave you
now that we are far apart and that there is no possibility
to see each other ever again, but strings that thread words together
in that endless blink upon trails without destination,
strings that transform rage inside rose cliffs
in the decision to sunset,
that dissolve the epilogue of War
within you and within me,
they tear down the indifference
and leave no boundaries.
I do not curl up,
I think of eyes that fade
in the night on the plain, upon the foggy
window sky.
I do not curl up in an idea, I will give life
to a white lake
on the pictures of a book,
I will make lovers embrace.
Because on the eternal road
that from the sea leads to Jalalabad,
up towards the Hindukush,
above Kabul, Kandahar,
the cliffs inside of you
are within me.

 

 

illuminazione
sulla recinzione che stringe Gaza

In una corrente segreta di vapore
quando i fiumi acquistano le notti della mia preghiera,
si rivoltano nei letti, mi si stringe lo stomaco
e le budella compaiono tra le ghiaie rubate
sugli obiettivi del cameraman, dall’inviato
dove crolla la civiltà della comunicazione;
quando scoppia la testa dal dolore
per il mondo che si spezza,
quel bambino è morto
crivellato di colpi.

Non sarà la natura
maligna di quel bambino palestinese
che ha testa, piedi e mani come le mie
a scavare buchi profondi come una trottola,
a scavare fiumi di preghiera per scongiurare
il carrarmato sulla terra promessa, slanciato
sui deserti luminosi come un immenso dolmen.
Né le bombe umane pronte a scoppiare
raddoppiando la distanza, né il sapere
delle scorie di epoca
coloniale, l’inutilità della tragedia
della guerra mondiale.

L’arma più veloce
a forare l’ipocrisia della politica
è la sua volontà di una sterile pace
dopo la morte dell’universo.

illumination
on the fence that surrounds Gaza

In a steamy secret current
when the rivers buy my prayers nights,
they turn in their bed, my stomach knots
and guts appear between the gravel stolen
on lenses of the cameraman, the corrispondent
where the civilization of communication collapses;
when the head bursts of pain
for the world that tears,
that child is dead
sprayed with bullets.

It will not be the evil nature
of that Palestinian child
with head, feet and hands like mine
that will dig deep holes like a spinning top,
digging rivers of prayer to ward off
the tank on the promised land, that soars
from the bright desert like a huge dolmen.
Nor human bombs ready to explode
boosting distance nor the knowledge
of wastes from Colonial time,
the worthlessness of World
War tragedy.

The quickest weapon
to pierce the hypocrisy of politics
is its will for sterile peace
after the doom of the universe.

*

da “Alter”
from “Alter”

alter è il mio nome
non progettano più automazioni
macchine del più che volevano il cielo
macchine del più, voluminose e volanti
io posso camminare e ho visto una fragola
nei campi della produzione
hai i segni di una ferita
sarebbe un alfabeto fuori di sé
fino a toccare le prime parole
ha il sapore della bocca
mentre sei contro di me
fino a toccare il viola
noi sbocciati sopra gli occhi
piove così forte, sosta in uno splendido rosa
e sei maturata fino a toccare
l’idea della magnolia
che non sa perché
l’ondaluce se ne va

alter is my name
no more automations are designed
plus machines that wanted the sky
plus machines, voluminous and flying
I can walk and saw a strawberry
in the production fields
you hold signs of a wound
it would be an alphabet out of itself
until the first words are touched
it has the mouth taste
while you lean on me
until the purple is touched
us over the eyes blossomed
it rains so hard, stop in a beautiful pink
and you matured until you touched
the idea of the magnolia
that does not know why
the wave of light goes away

*

da “Città esplosa”
from “Exploded City”

e se la realtà dovesse frantumarsi del tutto
vetro sul brusio sulle onde
come tamburi battono sui verdi fondali
le risacche parlano di guanciali
d’alghe ai pesci infiniti
caricando di legno le cupole superstiti
nell’antro dominato dai leoni di fuoco
il pianto lontano di una madre stregata
dal destino animato che erode la carne
di anime calde sulla scorza dei mondi
e mani allattate dai mobili cantori
delle ere che intrecciano le brame
e le voluttà quei mostri mitologici
e la nostra parola cade sui sentieri
e il carro della sera parla di misteri
il pastore narra dei rifugi
di una corte di tarli il magma delle anime
sputa storia dai lembi di una fogna
beve tutto il sangue e da quelle corna
cavalchiamo il ponte della pestilenza
sulla lama di una pioggia altera e inesplicabile
come la baia incendiata di petrolio
sull’esatto ronzio rotante dei motori
per cui un uomo si uccide e degenera
e se la realtà dovesse frantumarsi del tutto
come aspettiamo del resto che accada
attaccando ogni forma di vita
resistendo ad ogni terribile fontana
che strappa la scoria di sciami di pensieri
che traccia nel vortice il verme delle api
e morde la voglia di cupe inadempienze
di un futuro risibile e di oggi e di ieri
io
prima di lei
frantumo tutto
e genero

and if reality were to shatter entirely
glass on whizz on waves
as drums they beat on green ocean beds
the backwash tell of algae
pillows to endless fish
uploading wood on surviving domes
in the den dominated by lions of fire
the far away cry of a haunted mother
by the inspired fate which erodes the flesh
burning souls on bark of worlds
hands suckled from mobile singers
of the eras that weave desires
and pleasures, those mythological monsters
and our Word falls on trails
and the evening wagon speaks of mysteries
the pastor talks about lodges
of a woodworm court, the magma of beings
they spit stories from strips of a sewer
they drink blood and from those horns
we ride the bridge of plague
on the blade of rain, haughty and inexplicable
as the bay burned due to oil
on the exact rotating buzz of the engines
for which a man kills himself and degenerates
and if the reality were to shatter entirely
as we actually expect it to happen
attacking all forms of life
resisting every terrible fountain
ripping the wastes of swarms of thoughts
that traces into the vortex the worm of bees
and bites the will of black defaults
of a jokable future and of today and of yesterday
I
before her
shatter all
and create

 

quando fra i ruscelli che portano alla metropoli
sgorga e scompare la pozzanghera del cosmo
sulla notte che cade come un’arpa rossa
sul pulviscolo acre rimbombano gli ottoni:
ecco un ragno dove musica la pioggia
forgiare la ragnatela
dei suoni

sulle antiche case e le poltrone grigie
dei brandelli ammassati di una creazione evoluta
nei pergolati bui del cervello veloce
nelle corse luminose dei propri motori
le spire audaci dagli sbuffi ornamentali
vorticano tentacoli che erodono il cemento
meditano piramidi e il triclinio fra gli alberi
capovolti e sderenati che svaporano fra i gas
mutano con le ombre nei silenzi e fra le pause
la sinfonia dei corvi è mangiata dai gabbiani
rosa nell’alba gialla e nucleare
bianchi fra i detriti tra le case
antiche, ridotte a nulla
con occhi e cascate
bruciate oramai,
i vapori

ed appesi come lingue
i sopravvissuti
ragni
muovono sul pulviscolo acre rimbombano gli ottoni
sulla notte che cade come un’arpa rossa

when in between the streams that lead to the metropolis
the puddle of the cosmos gushes and disappears
on the night that falls like a red harp
the brass echo on the acrid dust:
here a spider where the rain plays
forges the spider web
of sounds

on the ancient houses and the gray armchairs’
piled scraps of an evolved creation
under the dark trellises of the fast brain
in the lighted up races of its engines
the bold coils with ornamental puffs
tentacles that erode the concrete swirl
pyramids meditate and the triclinium between the trees
upside down and with no kidneys evaporate from the gas
change with the shadows in the silences and in between pauses
the symphony of crows is swallowed by gulls
pink in the yellow and nuclear dawn
white through the debris between the houses
ancient, reduced to nothing
with eyes and waterfalls
burned by now,
vapors

and hung like tongues
the surviving
spiders
skitter on the acrid dust the brass echo
in the night that falls like a red harp

 

 

 

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